Intervista al laterale Orazio Resta

Ultime gare valide per la regular season 2018/2019; il Dairago C5, con il pareggio di Giovedì mette in discussione la propria partecipazione ai playoff; al momento mantiene salda la terza posizione in classifica, ma le inseguitrici sono pronte a sferrare l’attacco.

In attesa della gara di questa sera, a Castellanza contro la Derviese vi presentiamo Orazio Resta, laterale e giocatore fondamentale nel quintetto di Mister Spadaccino per determinazione e temperanza.

Chi è Orazio Resta e come mai è approdato al Dairago C5.

Sono Orazio. Un passato in B e C1 in Molise con la squadra che mi ha cresciuto e che ringrazierò per sempre, la CHAMINADE (sito ufficiale qui). Trasferitomi in Lombardia per lavoro, è stato molto difficile, ricominciare da capo, dove non ti conosce nessuno. Nei primi 4 anni ho militato nel Seprio, attuale Futsal Varese (sito ufficiale qui), dove il tuttofare Graziano Saporiti (un abbraccio con tanto affetto) mi ha fatto sentire subito a casa. Dopo un anno di stop, a causa di esigenze familiari, per la nascita di mia figlia, ho ripreso a giocare nell’Ellesse, gettato nuovamente nella mischia da Marco Spadaccino, che ho deciso di seguire anche in questa stagione nel Dairago C5.

Cosa manca al Dairago per fare il salto di qualità?

Aver giocato e preso parte dello staff di una società diventata scuola di calcio a 5 mi ha permesso di vedere nascere, crescere ed affermare una squadra dalle fondamenta. All’epoca, siamo partiti da una rosa composta di ragazzini del quartiere e siamo arrivati in C1; lo stesso vale per il settore giovanile di tutto rispetto che ormai comprende tutte le categorie. Parto da questo per arrivare al Dairago C5, dove ci sono idee interessanti per partire, tenendo presente che non sarà semplice e che il passo non dovrà essere troppo lungo perché, nonostante questo sport non sia molto diffuso, con la voglia e il volerci provare può nascere un bel progetto.

Quale rete, tra le tante segnate, ti ha lasciato il ricordo più bello nella presente stagione?

Senza ombra di dubbio la rete del 2-4 contro l’Arona (qui il video integrale della gara), la prima vittoria in trasferta della stagione. 

Quali obiettivi ti sei prefissato di raggiungere ad inizio stagione (sia tuoi personali che di squadra)?

Nonostante mi reputi come posizione in campo un universale, l’unico obiettivo personale è stato quello di tornare a giocare nella posizione che preferisco, da laterale; nelle passate stagioni mi sono sacrificato per carenze in organico nel ruolo di pivot. Pensando alla squadra, ovviamente, quello che conta di più, è cercare di fare un campionato nelle zone alte della classifica con la speranza di poter arrivare ai play-off e giocarci le nostre carte.

Le tue prestazioni hanno sicuramente attirato molti addetti ai lavori (tra cui la moglie). Nel futuro prossimo ti vedi ancora giocare al Dairago C5 con la maglia rossoblu?

Lasciata la mia amata Campobasso, la priorità non è stata di dimostrare niente a nessuno, ma di trovare società serie (cosa non semplice) con il solo scopo di divertirmi giocando allo sport che ho sempre amato da quando avevo 16 anni, perché essere un professionista a tutto tondo nel calcio a 5, se hai cmq un lavoro e una famiglia, raramente è cosa possibile.

Uno sguardo al passato: quale è il giocatore più forte con il quale hai giocato?

Ce ne sono stati tanti ma non posso non citare colui che è sempre stato il mio modello d’ispiRazione e con il quale ho avuto la fortuna di giocare una stagione. Luca Giannotti è considerato il più forte giocatore molisano e, nonostante fosse a fine carriera, il solo guardarlo negli allenamenti ed in partita per 5 minuti mi ha insegnato tanto sul suo modo di giocare ma soprattutto sulla sua voglia ancora infinita di mettersi ancora in gioco.

Uno sguardo al presente: quale è il giocatore più forte del roster attuale?

Sarebbe troppo riduttivo fare dei singoli nomi, ma voglio uscire fuori dalle righe pensando ad un ragazzo nel quale rivedo il mio passato, avendo iniziato a giocare stabile in prima squadra a 17 anni. Parlo del più giovane Luca Cherobin, al quale tengo molto, perché nel passato, ho sempre lavorato con e per i giovani. Con orgoglio, in questo senso, penso a qualcuno che è arrivato a calcare attualmente anche palcoscenici di serie a come Fabio Tondi (sicuramente più grazie a lui che a me). Tornando a Luca, in lui vedo qualità di base importanti e la costanza, l’interesse e la voglia continua di migliorarsi senza mai abbattersi; qualità, queste, che potranno migliorarlo costantemente. Certo ci sarà molto da lavorare perché non si è mai arrivati e soprattutto c’è bisogno che ci si soffermi su di lui x aiutarlo in una crescita che fatta da solo non serve a niente.

Il quintetto ideale e perchè? ParlaCi dei tuoi compagni di squadra…

Ognuno ha delle caratteristiche ben distinte, esperienza o meno, e momenti della stagione in cui non ci si sente al meglio. In questa premessa si racchiude il lavoro più delicato per un mister di far coesistere tutti e di mettere in campo il miglior quintetto di quel frangente. Per quanto mi riguarda non esiste un quintetto base perché nel calcio a 5 l’intensità di gioco imporrebbe dei cambi più frequenti, dove la differenza la fa la voglia di lottare anche per soli pochi minuti su ogni singola palla fino alla fine.

Mr Spadaccino ha occhi di riguardo per te? Come sei stato impiegato nella tua carriera e quale consiglio daresti ai tuoi compagni che giocano meno.

Sarò onesto: forse il mister vede in me più qualità tattiche e di intensità che servano da sprono per la squadra, anche se è il primo anno che godo di questo minutaggio con lui, avendo giocato x due anni a fungere da arma in corsa più che dall’inizio.
Ovvio, le esperienze passate nelle quali ho ricoperto diversi ruoli: inizialmente da laterale, spostato centrale x sfruttare intensità difensiva e ripartenza, per completarmi da pivot in rappresentativa sia universitaria che regionale, mettono a volte a confronto i suoi modi di vedere alcune fasi di gioco rispetto ai miei ma l’importante, è avere scambi di idee sempre rispettosi e che servano ad una crescita di squadra più che personale.
Ultimamente, nelle scelte, le rotazioni in campo sono diminuite per scelte tecniche condivisibili o meno ma è ovvio che il plauso maggiore va a chi è constante negli allenamenti venendo in partita spesso e volentieri senza neanche giocare un minuto. Sono dispiaciuto di questo perché capisco benissimo, avendo ricoperto, negli ultimi due anni, sempre con il mister spada, il ruolo di comprimario, giocando a volte a stento cinque minuti; queste sono le persone più importanti di un gruppo perché grazie al loro impegno costante ci si allena bene e con stimolo per il proseguo di una stagione.
Unico consiglio non mollare mai e poi ognuno fa le sue considerazioni a termine stagione, purtroppo credo che in ogni squadra sia cosi.

Quali condizioni ti farebbero accettare un’altra stagione al dairago, seppur diventerai papà prossimamente e la famiglia viene prima del divertimento.

Questo è il tasto più dolente – sorride – perché amare questo sport e voler bene a dei compagni di squadra non può esimerti da impegni ed esigenze di lunga molto più importanti di una stagione calcistica. Diventare papà per la seconda volta è la cosa più bella della vita e qualsiasi scelta futura che possa andare in contrasto con l’impegno di essere prima padre sarà sempre messa in secondo piano.

Abbiamo conosciuto meglio il loquace Orazio, numero 7 del Dairago C5. La società Dairago C5 non obbligherà mai Orazio a mettere in primo piano il futsal rispetto alla famiglia, seppur il presidente Raimondo è sicuro di trovare la quadra con Resta e la propria famiglia.


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