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Derby legnanese: Il leone ed il lupo.

…Un lupo aveva rubato una pecora dal gregge e la trascinava nel suo covo, quando un leone, gli si fece incontro e gliela portò via. Tenendosi a una certa distanza, il lupo gli gridò: <<Bell’ingiustizia! mi porti via quello che è mio!>> E il leone, ridendo: << Già! perché tu l’avevi avuta secondo giustizia, da un amico…>>

Scendiamo a Cerro con lo sfavore dei pronostici, ma consapevole di essere la squadra del momento; prepariamo la partita decidendo di regalare un tempo ai nostri avversari, conoscendo i loro limiti nella gestione di una partita già sulla carta finita. Nel secondo tempo scendono in campo i Leoni e fanno di un sol boccone i lupi. Demolita su tutti i fronti la tattica attendista di mr Civati. A nulla servono gli innesti di Denci e Fera nel finale e quando esce il leone, dalla gabbia, come ogni anno a Cerro Maggiore, il povero lupo non può far altro che mettersi la coda tra le gambe e rendere l’onore della Vittoria.

La morale della favola di Esopo la conosciamo benissimo: quante volte i nostri genitori ce l’hanno raccontata per insegnarci a star lontano da ladri e prepotenti.

Questo articolo non nasconde messaggi subliminali ipocriti.

Nella serata di ieri, a Cerro Maggiore si è svolto uno degli anticipi dell’undicesima giornata di ritorno del girone A, della serie C2 lombarda. In campo non c’erano nè ladri nè prepotenti; semplicemente due società amiche, che praticano futsal, amministrate da persone che mettono tanta passione e che da qualche anno danno vita ad un bel derby. Una Serie C2 tutta d’un fiato come la descrive la dirigenza dairaghese: due squadre già pronte per la C1 quali Kickoff e Cardano; macina punti quali Aurora Cantalupo, San Carlo, Fortezza e Varese; intermittenti come l’ottimo Cometa, il Vittuone ed i giovani dell’Olmi; determinati quali Seprio, Ticinia, Dairago, Giardino Danzante e Vedanese.

Il buon senso degli arbitri

All’occorenza una discussione simpatica della passata stagione: tema Arbitri.

Ai giovani arbitri viene insegnato subito che la regola più importante non è la 12, né la 5, né la 11, ma la Diciottesima Regola: il Buonsenso.
Poiché l’arbitro si pone come giudice inappellabile a dirimere le controversie delle partite di calcio, la sua scelta deve essere quanto più possibile coerente col Regolamento, ma pure equa e moderata, senza eccessi. Il Buonsenso, che dovremmo già utilizzare in ogni nostra azione quotidiana, si pone come filtro per riuscire a risolvere i casi più controversi alla maniera “del buon padre di famiglia”, cioè – secondo un antica usanza tutta italiana – accontentando tutti e nessuno, e in particolare senza scontentare troppo una persona sola.
Le regole del Buonsenso sono inelencabili, perché costituiscono un insieme non finito. Ogni arbitro attinge al proprio bagaglio, che unisce i consigli degli anziani e degli esperti all’esperienza propria e dei colleghi, agli studi personali delle partite viste, al polso del momento (che è il metro più importante per decidere).

Alla domanda: “Che qualità deve possedere un arbitro?” un noto arbitro di Serie C1 (giovane nonostante il metro applicato nelle sue gare) rispose: Un arbitro deve essere preparato nella conoscenza del regolamento, avere una buona condizione fisica e soprattutto usare il buonsenso.